Crepaccio

Tecnica: recupero da crepaccio con paranco semplice

Non ci possiamo fare nulla, succede a volte anche se abbiamo seguito tutte le regole correttamente. Siamo partiti dal rifugio all’ora stabilita controllando tutta l’attrezzatura, due cordate da 3 legate in conserva lunga, procedevamo sul ghiacciaio con attenzione, cercando segnali di eventuali crepacci aperti, eravamo quasi arrivati all’attacco della via quando sentiamo un tonfo sordo, un ponte di neve che si rompe, e il nostro compagno  davanti a noi che sparisce nel nulla. La corda che si tende, noi che iniziamo a venir trascinati sul ghiacciaio veloci, sempre più veloci. Un  lampo in testa e le piccozze che si ancorano al terreno. Quasi di colpo ci fermiamo. Silenzio. Paura. Sentiamo il nostro socio, la voce tremante, ma urla che sta bene, è fermo. Ora tocca a noi, dobbiamo agire in fretta, ma cosa dobbiamo fare?

 

Questa è una situazione in cui nessuno vorrebbe trovarsi, eppure non è così infrequente. Meglio quindi essere pronti a reagire e sapere come effettuare un recupero da crepaccio. Ci sono molte tecniche che vanno utilizzate a seconda dei differenti scenari, noi qui prenderemo in esame quella più semplice, ma anche quella che si presenta con maggiore frequenza.

Come sempre suggeriamo di non informarvi solo online, ma anche effettuare giornate in compagnia delle Guide Alpine per apprendere correttamente sul campo le operazioni da effettuare.

Crepaccio

Fase 1: Ancoraggio provvisorio

Abbiamo frenato la caduta, ma stiamo ancora trattenendo il nostro compagno con i nostri muscoli. Se, come nel nostro caso il caduto è cosciente, bisogna chiedergli di scaricare quanto più peso possibile dalla corda ancorandosi ad un chiodo o semplicemente issandosi su ramponi e piccozze. Questo permetterà di avere un po’ più di libertà nella creazione dell’ancoraggio provvisorio. A seconda della tipologia di neve sceglieremo di utilizzare un corpo morto, una piccozza o lo zaino riempito di neve (neve poco consistente), oppure viti da ghiaccio (neve consistente e ghiaccio). Posizionato l’ancoraggio provvisorio colleghiamo a questo il cordino da ghiacciaio, ovvero un anello di cordino connesso alla corda tramite un nodo autobloccante prusik e tenuto durante tutta la marcia infilato nei cosciali dell’imbrago. Si fa scorrere lentamente la corda fino a mandare in tensione il cordino così da scaricare il peso dall’imbrago, saggiando la tenuta dell’ancoraggio.

 

Fase 2: Ancoraggio definitivo

A questo punto possiamo predisporre l’ancoraggio definitivo che si realizza collegando due ancoraggi in parallelo (uno dei quali può essere lo stesso ancoraggio provvisorio), ovvero andiamo a costruire una sosta.

Utilizziamo il materiale disponibile: seppelendo sci, uno zaino oppure, se la consistenza della neve lo permette, costruiamo una sosta con chiodi da ghiaccio. Ricordiamo sempre che l’ancoraggio definitivo deve essere costruito a monte di quello provvisorio. Sul vertice della sosta mettiamo un moschettone con piastrina. Se uno dei due ancoraggi della sosta è l’ancoraggio provvisorio, il “vertice” della sosta (moschettone e piastrina compresi) deve venirsi a trovare tra il prusik sulla corda e l’ancoraggio provvisorio. Inserire la corda scarica (a monte del prusik) nella piastrina in posizione bloccante e recuperare più corda possibile. Ora è il momento di trasferire gradualmente il peso del caduto dall’ancoraggio provvisorio alla sosta sciogliendo controasola e asola del cordino da ghiacciaio, in modo da mettere il caduto in sicurezza.

 

Fase 3: Recupero

A questo punto la sosta è stata creata e possiamo iniziare a pensare al recupero del caduto. Prima di tutto autoassicuriamoci fissando la corda scarica alla sosta con un barcaiolo su un moschettone sulla piastrina in modo da avvicinarci al bordo del crepaccio per verificare le condizioni del nostro compagno.

Lo scenario che ci si para è il migliore possibile: il caduto è cosciente e collaborante, noi siamo in 5, possiamo optare per un paranco semplice.

In scenari diversi dovremmo scegliere sistemi differenti, ad esempio un Paranco di Vanzo (se siamo meno di 5 soccorritori e il bordo del crepaccio è agibile) o un Mezzo Poldo (se il caduto non può collaborare).

Bloccare il ramo di corda in uscita dalla piastrina mediante un barcaiolo realizzato su un moschettone posto nel foro inferiore della piastrina stessa. Calare al caduto la corda scarica, doppiata, con un moschettone a ghiera da collegare al suo imbrago. Effettuare il recupero mediante una trazione coordinata dei soccorritori. Durante la fase di recupero, per garantire l’assicurazione al compagno caduto, è necessario prevedere un autobloccante sul ramo di corda che viene trazionato e i soccorritori non devono mai scaricare la corda fino alla completa uscita del caduto dal crepaccio.

Crepaccio

Tornati tutti al sicuro ci guardiamo negli occhi e riprendiamo la nostra marcia verso la via. Grazie alla nostra reattività abbiamo salvato noi stessi e un compagno in poco tempo e possiamo tornare a focalizzarci sull’obiettivo di giornata. L’alpinismo è anche questo, superare le difficoltà e continuare.