spigolo

Spigolo vivo

Le corde da arrampicata vengono testate in una macchina chiamata Dodero (un’apparecchiatura inventata a Grenoble dal Prof. Dodero) con una caduta di una massa di 80kg su una linea verticale, senza attrito con un fattore di caduta leggermente inferiore a due, il fatidico fattore 1,77.

Così si ha lo standard internazionalmente riconosciuto da diversi decenni del numero di cadute che una corda può riuscire (e deve riuscire) a sopportare. Inizialmente le cadute che una corda doveva sopportare dovevano essere 2, poi il numero passò a 3 ed infine dal 1979 è 5.

Quando si acquista una corda quindi, il numeretto che identifica il numero di cadute per cui quella corda è omologata significa proprio questo, ed è un parametro che insieme a forza di arresto, percentuale calza, etc. deve essere valutato per la scelta della propria corda.

Anche se internazionalmente riconosciuto, il test al Dodero ha subito negli anni critiche ed osservazioni, la più significativa delle quali è quella per cui nell’utilizzo reale la corda non si rompe sul moschettone, ma per azione di spigoli vivi su roccia.

Nei primi anni ’80 Erich Kurzböck, che curava la produzione delle corde Edelweiss, propose di testare le corde su uno spigolo con raggio di curvatura 0,75mm in granito. I test andarono avanti per alcuni anni, ma la difficoltà nel trovare uno standard unico che sottoponesse le corde ad un tipo di stress univoco ed applicabile a tutti i produttori fece sì che l’idea non ebbe successo.

Negli anni il test su spigolo vivo venne riproposto a più battute fino al 2002, quando l’UIAA lo adottò in forma complementare alla norma standard al Dodero. Così, per stabilire la tenuta di una corda su spigolo tagliente, si effettua un test di caduta con fattore di caduta 1,77, con una massa di 80kg (55kg se mezza corda), non più su spigolo arrotondato ma su uno spigolo metallico vivo di 0,75mm di raggio. Questo test, diversamente da quello tradizionale sul numero di cadute su un asse verticale che una corda può sopportare, non stabilisce il numero di cadute che una corda può sostenere, ma certifica se una corda resiste o meno, quindi se si rompe o no su una caduta su uno spigolo di 0,75mm di raggio.

Malgrado l’utilità del test nel replicare una situazione reale in ambito alpinistico, a partire dal 2005, l’UIAA non riconosce più la validità di questo test, a causa di alcune critiche ed opposizioni, tra le quali quella se lo spigolo dovesse simulare o meno un’azione di taglio per scorrimento sulla corda simile all’azione di un coltello, e se sì, in che modo.

Attualmente un solo costruttore, la Beal, continua a sottoporre le sue corde al test su spigolo vivo (oltre a quello ovviamente di numero di cadute UIAA), certificando se le corde hanno resistito o meno alla caduta. Certificazione priva di ogni validità in termini di omologazione UIAA in quanto viene condotta internamente da Beal ma che riflette la determinazione della casa francese di alzare l’asticella degli standard a cui i test per la resistenza delle corde dovrebbero fare riferimento.

Se quindi attualmente, il test su spigolo vivo è esclusiva di Beal nelle modalità descritte, il Centro Studi materiali e tecniche del CAI ha inoltrato una proposta su una metodologia per effettuare il test su spigolo vivo come standard che è stata formalmente accetta a Chamonix nel giugno 2013 da parte della Safety Commission UIAA come prova aggiuntiva rispetto alla prova DODERO classica. L’accettazione della norma a livello CEN invece non è ancora completa, perché si attende un Round Robin Test (prova collettiva e confronto dei risultati) fra produttori di corde e laboratori certificati.

Tutto ciò lascia intendere che, salvo resistenze dai costruttori (alcune, di carattere commerciale, sostenute dai produttori tedeschi e svizzeri) in un prossimo futuro anche il test su spigolo vivo venga integrato nell’omologazione di una corda da arrampicata.

 

Fonti:
http://www.beal-planet.com/it/