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7 nodi che ogni climber dovrebbe conoscere

I nodi sono, se non la più importante, una delle componenti fondamentali dell’arrampicata. Ma quali sono i nodi che serve davvero saper eseguire per arrampicare in sicurezza e in autonomia?

Diamo un’occhiata a 7 dei più importanti nodi d’arrampicata, il modo di realizzarli e principali tipologie di impiego. Con questi 7 nodi sarai in grado di muoverti in modo autonomo in diverse situazioni.

 

8 infilato

L’8 infilato è probabilmente il primo nodo che  i climber imparano a fare per legarsi all’imbrago. E’ il nodo di riferimento per questo tipo di utilizzo grazie alle sue doti di eccezionale sicurezza e facilità di controllo ad una verifica visiva. Se trazionato rimane chiuso bene ed è relativamente facile da aprire.

 

Bulino

Il Bulino (si chiamerà così dall’italianismo nella pronuncia del nome originale inglese Bowline? boh) è l’alternativa più diffusa all’8 infilato come nodo per collegare la corda all’imbrago.

Di facile esecuzione, è molto apprezzato dai climber perché rispetto all’8 infilato è facile da aprire anche se fortemente trazionato.

A causa di una tendenza all’autoscioglimento, al bulino semplice viene preferito il bulino doppio che anche noi consigliamo e che offre maggiori garanzie.

Sia il bulino semplice sia il bulino doppio, rispetto all’8 infilato, sono meno facili da verificare con un controllo a vista.

 

Machard  (o Klemheist)

Il nodo Machard  (o Klemheist) appartiene alla categoria dei nodi autobloccanti come il nodo prusik ed il nodo bachmann. E’ un must learn per qualsiasi climber, è rapido e facile da realizzare e viene utilizzato in molteplici situazioni come la risalita di una corda, paranco, soccorso in crepaccio; ma la sua tipologia di impiego più diffusa è come autobloccante nella calata in corda doppia applicato ad un cordino in kevlar, materiale con altissimo punto di fusione e quindi adatto a subire sfregamenti con aumento della temperatura.

 

Barcaiolo

Il barcaiolo è il miglior nodo per l’autoassicurazione. Può essere realizzato facilmente, anche con una mano sola, e può essere regolato senza scioglierlo consentendo così di aggiustare la propria distanza dalla sosta senza correre rischi.

 

Mezzo Barcaiolo

Il mezzo barcaiolo è indispensabile per qualsiasi climber, specialmente quelli che intendano compiere vie multipitch. Collegato ad un moschettone può essere utilizzato per fare sicura al primo, al secondo sia con corda dall’alto sia in modalità guide con recupero del secondo dalla sosta e può essere usato come discensore in calate in corda doppia.

Nell’imparare a realizzare il mezzo barcaiolo (facile) è importante imparare a realizzare anche l’asola di bloccaggio come mostrato nel video, in questo modo è possibile “bloccare” il compagno ed avere le mani libere per compiere altre manovre.

Curiosità: lo sapevate che all’estero il mezzo barcaiolo viene chiamato italian hitch (nodo italiano)?

In onore al fatto che tale nodo è stato studiato e poi promosso per un suo utilizzo in montagna (venendo ufficialmente riconosciuto dalla UIAA verso la fine degli anni sessanta), dal Club Alpino Italiano e, in particolare, dalla sua Commissione Centrale Materiali e Tecniche. I moschettoni su cui è possibile effettuare il mezzo barcaiolo sono denominati con la sigla HMS che è l’acronimo dal tedesco Halbmastwurfsicherung che significa assicurazione con mezzo barcaiolo.

 

Doppio Inglese

Il nodo doppio inglese è un nodo che serve a collegare i due rami di cordino per creare un anello chiuso. Si tratta di un nodo composito: due diversi nodi lavorano tra loro in contrapposizione, facendo sì che, all’aumentare dell’eventuale forza di trazione sul cordino, aumenti di conseguenza anche il serraggio del nodo. Può essere utilizzato per congiungere spezzoni di corda, anche di diametro diverso e per le sue caratteristiche di sicurezza, è l’unico nodo che si deve utilizzare per gli anelli di kevlar o dyneema.

 

Nodo copiato

Il nodo copiato (o nodo fettuccia) è un nodo di giunzione semplice ed efficace per unire corde e cordini anche di diverso diametro. E’ quello che garantisce un’unione sicura di fettucce (per cui è detto anche “nodo fettuccia”).