volo o non volo

Volo o non volo?

Esistono climber che per niente al mondo si farebbero bloccare. Per costoro è un’onta imperdonabile, una chiazza indelebile che macchierebbe il loro curriculum di arrampicatori senza paura. Essi hanno marchiato sul petto il celebre detto “chi vola vale” e sono soliti saltare dall’autobus in corsa senza aver prenotato la fermata.

In linea di massima l’arrampicata sportiva ha ormai poco della lotta con l’alpe e volare fra uno spit e l’altro il più delle volte è estremo quanto non mettere la maglia di lana in inverno. Tuttavia ci sono situazioni in cui non dire “blocca” e fare un bel volo può diventare assai fastidioso o, in alcuni casi, decisamente pericoloso.

 

Per esempio se i tiri sono molto facili. Sembra un paradosso, ma spesso le pareti più ardue sono anche le più sicure. É complesso farsi male scalando sotto un tetto orizzontale. E volando su un muro liscio ad appigli immaginari difficilmente beccheremo ostacoli. Tiro duro, volo morbido insomma. Invece lanciare su pedane appoggiate, zeppe di buchi, alberi e spuntoni rocciosi non è mai una buona idea.

volo o non volo

Più la parete è liscia, priva di cenge, parti di roccia esposte, e strapiombante e più è sicura in caso di volo, in quanto si “salta” via dalla roccia senza impattarla.

 

Non è la cosa più geniale che possiamo fare nemmeno rischiare un volo se sotto di noi ci aspetta una grossa cengia. É vero, un abile assicuratore potrebbe farci volare oltre, ma se la probabilità di cascarci sopra è concreta, prima di azzardare è meglio fare due conti: orgoglio o caviglie?

Non dovrebbe far ricadere la vergogna su di noi e sui nostri eredi nemmeno farci bloccare se a tenere il grigri o qualsivoglia strumento è un compagno inesperto. La nobile arte della sicura non si apprende in un giorno e anche chi assicura ha bisogno di andare per gradi.

Non va inoltre dimenticata un’importante verità: non tutti sanno come si vola. Anche nel cadere c’è chi è più portato, chi l’ha imparato attraverso angoscianti sessioni di prove di volo e chi, possedendo il controllo del corpo della posidonia sarebbe in grado di farsi malissimo anche solo spenzolando sull’imbrago.

Ricapitolando, il cocktail micidiale contiene i seguenti ingredienti: vie molto appoggiate, balconate e bitorzolute + scalatori alle prime armi + assicuratori inesperti.

 

D’altra parte arrampicando a qualsiasi livello è da evitare a tutti i costi il volo con la corda dietro la gamba, anche se lo spit è vicino. In questo caso a essere a rischio non saranno le estremità inferiori, ma la nostra bella capocchia da climber (che non abbiamo foderato del casco perché non è fotogenico).

 spit brutto

Un’altra evenienza che dovrebbe dissuaderci da un tuffo nel vuoto è lo stato del materiale in parete. Poniamo il caso che bendati dall’entusiasmo abbiate attaccato una via chiodata nel ’82. Sul mare. In una zona rinomata per le fritture di pesce e le correnti galvaniche. Ci sono d’altro canto circostanze in cui non necessariamente trovare materiale in cattivo stato significa aver indossato i panni del fesso cosmico prima di partire per il tiro (sezioni di roccia in cui il metallo si deteriora più facilmente, vie riattrezzate a metà…). Quale che sia il motivo ad un tratto l’occhio vi si posa sull’ultimo spit, che sembra fatto di tofu. Ecco, testare se l’apparenza inganni sollecitandolo con un fiondo infinito, non sarebbe indice di buon senso.

In assenza di evidenti pericoli, talvolta si può decidere di farsi bloccare perché semplicemente stanchi, deconcentrati o tesi. Stanchezza e paura possono infatti farci scalare in maniera scomposta e volare nello stesso modo.

 

Volo o non volo. In un mondo ideale, dove la roccia è soffice marzapane (e ci sono casse di birra in sosta) mollare la presa e cascare giù non ha mai conseguenze spiacevoli. Ma scaliamo su roccia reale, per fortuna, e dobbiamo sviluppare una consapevolezza che ci consenta di praticare questa attività, che di per sè racchiude qualche rischio oggettivo, senza rischi inutili. E in ogni caso nell’urlare disperatamente “Bloccaaaaaa!” non c’è niente di male. A chi non è mai successo?