storia arrampicata

L’arrampicata sportiva: dagli anni ’80 ai giorni nostri

Nei decenni precedenti agli anni ’80, in Italia ed Europa l’arrampicata stentava a decollare. La scuola di pensiero comune aveva da poco accettato il superamento del fatidico VI° grado in arrampicata e si faticava a separarsi dall’arrampicata in montagna, su vie classiche, senza o con poco allenamento. Il “progresso” giunse dall’America, laddove già da anni si frequentava la falesia, non più come allenamento propedeutico alla montagna, bensì come destinazione stessa. L’idea di salire vie sempre più difficili, per lo stile arrampicatorio, senza dover per forza raggiungere una vetta e senza l’aiuto di mezzi artificiali di progressione, iniziò a prendere piede finalmente anche in Europa, discostandosi dalla tradizione.

Primi passi in Italia

storia arrampicata libera
Anni ’70 in Yosemite: non si può trattare la storia dell’arrampicata in libera senza citare i Stonemasters americani.

Una prima grande scossa fu data dall’avvento delle protezioni fisse: prima in Francia, poi in Italia, alla fine degli anni ’70. L’arrivo dei tasselli ad espansione permise di arrampicare in sicurezza anche in presenza di roccia liscia, non più solo dove la roccia offriva punti deboli come era stato finora, su fessure, proteggibili con chiodi o fettucce.

Nel 1980 un forte arrampicatore francese, durante una gara, cercò di salire a vista la via “Nani Verdi“ a Foresto, in valle di Susa, gradata 7a.

Nel frattempo, anche Marco Bernardi, un giovane torinese che era tra il pubblico della gara, rimase impressionato. Quindi, tornò nella falesia e riuscì a liberare i Nani Verdi nel 1981.

L’arrampicata libera stava spostando l’attenzione sulle gare, sul gioco, guardando alla difficoltà senza necessità di preoccuparsi dei rischi grazie alla spittatura sicura e solida, e come naturale conseguenza di decenni di sedimentazione della pratica, si gettarono le basi per l’arrampicata sportiva conosciuta oggi.

Le prime falesie ad Arco

Nei primi anni ’80 c’è l’esplosione delle prime falesie in Italia, tutt’oggi simbolo e polo di attrazione per climbers di tutto il mondo. Le vie della Spiaggia delle Lucertole ad Arco, ad esempio, hanno segnato la storia dell’arrampicata libera sino ai limiti dell’8a. Nomi come Bassi, Manolo, Mariacher e Iovane risuonano nelle prime falesie di Arco.

Per sapere di più su questa affascinante falesia, goditi il video de La Sportiva con conduzione di Piero dal Prà.

Bardonecchia 1985

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L’apertura dell’articolo sulla rivista Sportroccia 85, 4 agosto 1985, sulle prime gare di arrampicata in Europa.

Nella località piemontese di Bardonecchia venne organizzata la prima gara di arrampicata su parete naturale nell’Europa Occidentale. La giuria era composta da Riccardo Cassin, Oscar Soravito, Maurizio Zanolla e Heinz Mariacher, nomi legati all’alpinismo tradizionale ma anche al futuro dell’arrampicata.

Il fatto che le gare si svolgessero sulla roccia poneva agli organizzatori alcune problematiche, in particolare due.
Innanzitutto, sulla roccia venivano incollate delle strisce colorate per delimitare le vie di gara e gli appigli validi, cosa non proprio estetica e dal sapore innaturale. L’altro problema era l’impossibilità di rinnovo delle vie tra un’edizione e l’altra: o si cambiava falesia, e questo significava chiodare nuove vie, gradarle e farle provare a diversi climbers prima di poterle ritenere “ufficiali”, oppure, molto più semplicemente si ricorreva ad un espediente poco ambientalista: l’uso di scalpello e cemento. Togliere, aggiungere, modellare a proprio piacimento, “avvicinare prese” e quant’altro era un processo comunissimo per l’epoca.

Alcuni fra i più forti scalatori presero posizione netta contro le gare – scrivendo addirittura un manifesto contro le gare, firmato da 19 tra i più forti climbers francesi, tra cui Patrick Edlinger – che tuttavia continuarono, spostandosi su pareti artificiali.

Il caso di Maurizio Zanolla, comunemente conosciuto come Manolo

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Manolo scala Il mattino dei maghi, 7c+, 1981.

Manolo per tutti gli anni ‘80 realizzò incredibili salite e nuove vie in montagna spesso in libera, con un uso molto modesto di protezioni.

Nel 1981, in una remota falesia in Trentino, salì il Mattino dei Maghi, 7c+, su scarse protezioni. Manolo ha effettuato la sua seconda ripetizione della via nel 2016, affermando: “Allora il 6c era quasi il limite massimo per un popolo intero e Il Mattino dei Maghi era semplicemente di un’altra dimensione…”.

Manolo rappresentò un punto di rottura: dapprima la scelta di arrampicare in scarpe da ginnastica, quando la norma erano i tradizionali rigidi scarponi da montagna. Poi il rifiuto per l’artificiale. Infine, le salite in libera, con enormi tratti sprotetti delle grandi vie storiche. Sdoganamento, rivoluzione, innovazione.

La forte scuola francese degli anni ’70 e ’80

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Patrick Berhault si sorregge con le sole braccia su Coralie al Monte Cucco, Finale Ligure.


Nonostante i fuoriclasse italiani e americani, si può pacificamente affermare che la scuola francese di arrampicata era la più ampia e forte per l’epoca. Nomi come Patrick Berhault e Patrick Edlinger, arrivarono fino al 7c+, grazie ad innovative tabelle di allenamento a secco e su roccia, anche con movimenti dinamici, in falesie di bassa quota.

Wolfgang Güllich: dal primo 8b al primo 9a in soli 9 anni

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Wolfgang Güllich su Action Directe: il primo 9a al mondo.

Güllich è stato un fortissimo scalatore tedesco che cominciò a viaggiare in tutti i più importanti siti di arrampicata nel mondo, in particolare tra Europa e USA. I viaggi gli permisero di apprezzare rocce diverse a cui applicare tecniche di progressione differenti, variando ed apprendendo metodi motori da adattare in base alla via. Famosissimo attrezzo “di tortura” per climbers di un certo livello, il Pan Gullich si deve proprio a lui ed al suo approccio scientifico all’allenamento a secco.

Nel 1982 salì il primo 8a europeo e ciò costituì il “passaggio del testimone” fra USA e Europa: da qui compie prime aperture di gradi a livello mondiale. Il primo 8b, il primo 8b+, il primo 8c sono tutti suoi, fino ad essere il primo al mondo a salire una linea di 9a. Action Directe è stata liberata nel 1991 e ad oggi conta poco meno di 30 ripetizioni. Situata nella falesia di Waldkopf in Frankenjura, questa via è riconosciuta universalmente come il primo 9a della storia (anche se Güllich all’epoca la gradò XI grado UIAA, che corrisponderebbe circa a un 8c+ nella scala francese) ed è da sempre il riferimento per questo grado di difficoltà.

Le prime salite maschili anticipavano quelle femminili di pochi anni, rendendo l’arrampicata uno sport con una leggera differenza di genere, coinvolgendo forza, resistenza, equilibrio e lasciando libero e creativo lo stile di salita da climber a climber.

Il primo 8b salito da una donna arriva nel 1988, a opera di Isabelle Patissier, sulla via Sortilèges, in Francia.

Il superamento del muro del 9a: chi è Alexander Huber

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Alexander Huber sul passaggio chiave di Open Air, 9a+, 1991.

Negli anni successivi ci fu il boom dell’arrampicata libera, che ormai era divenuta sportiva, più sicura e più divertente, sdoganando sempre di più i vecchi dettami e le vecchie “etiche”.

Furono salite altre vie gradate 9a, fra cui Om e Open Air, da parte del nuovo super talento Alexander Huber.

Alexander è un fuoriclasse. Va oltre e scala il primo 9a + al mondo, ma anche le prime vie 8c in terreno alpino, i record di velocità sui Bigwalls nello Yosemite, la prima salita in libera della famosa “Eternal Flame” sulla Trango Nameless Tower e molto altro fuori dal comfort dell’arrampicata sportiva.

Dopo anni di riflettori su vie di alto grado in falesia, avviene una sorta di ritorno alle grandi pareti. Stavolta però, la montagna viene affrontata sotto una nuova “morale”, quella delle aperture in libera delle vie alpinistiche.

L’arrampicata libera in quota: via libera agli spit in montagna

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Heinz Mariacher e Luisa Iovane su Tempi Moderni, 1982.

I grandi progressi dell’arrampicata libera, dal superamento delle barriere dei nuovi gradi, all’approccio scientifico all’allenamento, al conoscere rocce diverse e arrampicatori con stili sempre diversi, rendevano possibile salite dal basso in quota in completa arrampicata libera.

Tra gli eventi storici più iconici vi è l’apertura nel 1982 da parte di Heinz Mariacher e Luisa Iovane della via Tempi Moderni sulla temeraria parete sud della Marmolada.

In seguito, si cominciò ad affermare un nuovo stile di salita in ambito alpinistico: lo spit era accettato anche in montagna, purché le vie fossero salite in libera tra uno spit e l’altro.

Tale tecnica fu sviluppata dagli svizzeri Michel Piola e Martin Scheel.

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Tre curiosità sulla via lunga Hotel Supramonte, situata nella Gola di Gorroppu in Sardegna: la prima salita in libera è stata effettuata da Pietro Dal Prà nel 2000, la prima femminile da Martina Cufar nel 2006 e la prima a-vista da Adam Ondra nel 2008, ancora quindicenne.

Beat Kammerlander sale in sicurezza Silbergeier in Ratikon in Svizzera: 6 tiri che vanno dal 7a+ all’8b/+. Altri nomi che si approcciano a questa corrente sono Rolando Larcher (Hotel Supramonte, 11 tiri con 7c obbligatorio) e l’intramontabile Manolo (Solo per vecchi guerrieri, 8a obbligatorio), fra gli altri.

Dagli anni 2000 ad oggi

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Alain Robert in free solo in uno dei più alti grattacieli al mondo. In maglietta a maniche corte e shorts, con il solo “ausilio” del nastro per le dita, del sacco della magnesite e di semplici scarpette da arrampicata. E’ evidente che l’arrampicata in libera ha fatto salti da gigante, in pochissimi anni.

Progressivamente, gli spit iniziano ad esser piantati dall’alto e liberando le vie in libera prima “studiate” scendendo, entra nel glossario comune dell’arrampicata libera il concetto di “grado obbligatorio”, flash, a vista, free solo (la cui pratica non era per nulla nuova, ma negli anni ’90 eleva le difficoltà salendo vie delicatissime, prima studiate e ristudiate senza margine di errore). Alain Robert, detto Spiderman, è un calcolatore del rischio – arrampicatorio e giudiziario, vista l’illegalità della sue scalate – e maestro del free solo, in particolare su scalate urbane.

Infine, dagli anni ‘2000 vi è un ritorno alla pratica del sassismo, dove contano forza, dinamismo, potenza, flessibilità e la cui attività può anche più facilmente esser praticata in città, nelle palestre. Le difficoltà risalgono, con i primi 9b al mondo: in questo caso, la questione è un po’ controversa, e non c’è una salita storica “ufficiale”, ma ce ne sono 2, tra il 1995 ed il 2003. Nomi come Chris Sharma, Fred Rouhling, Bernabé Fernandez fanno parte della generazione della rincorsa al primo 9b.

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Adam Ondra su Silence, 2017.

Quel che è sicuro è che Adam Ondra nel 2017 a scalato la prima via di 9c al mondo a Flatanger, spalancando la porta a nuovi margini.

La domanda che tutti abbiamo in testa, rimane, quando e da chi verrà salito il primo 10a al mondo?

 

Sestogrado – yes, we climb.