resting

Resting, l’importanza dei riposi mentre si arrampica

I resting o riposi sono un elemento fondamentale della nostra prestazione in scalata. Arrampicando ci stanchiamo, produciamo acido lattico, soprattutto in determinate parti del corpo (braccia ed avambracci). Con l’affaticamento aumentiamo i battiti cardiaci e la respirazione, perdendo forza generale e lucidità.

Anche se apparentemente ovvio, per chi scala da poco, i resting non sono così scontati ed istintivi da effettuare. Soprattutto su plastica, si ha la tendenza a “correre” quasi effettuando una prestazione anaerobica. E’ necessario forzarsi ed allenarsi a cercarli, la nostra prestazione migliorerà, così come la gestione della via ed aumenterà la fiducia in noi stessi.

Come effettuare i resting:

Sostanzialmente ci sono due tipi di riposo in via, quello totale, in cui possiamo staccare le mani dalla parete e quello parziale, in cui siamo costretti comunque a tenere almeno una mano attaccato all’appiglio. Il resting totale ovviamente è il migliore, ci da la possibilità di recuperare al meglio le forze, di far abbassare il battito cardiaco e diminuire la respirazione. Unica possibile controindicazione a questo tipo di riposo è che se ci si ferma troppo a lungo si corre il rischio di far fatica a riprendere la concentrazione per ricominciare a scalare.

pietro dal pranina caprez

Il famoso resting di Pietro Dal Prà su Silbergeier, poi ripetuto da Nina Caprez.

 

Il resting parziale invece ci obbliga a tenere almeno una mano sulla parete, per cui dovremo riposare il braccio libero scrollandolo verso il basso in modo da ripristinare la circolazione. Se possibile, alternare la presa in modo da scrollare a turno entrambe le braccia.

A prescindere da questi due tipi di riposo ce n’è un terzo che, pur non essendo un vero e proprio resting, dovrebbe essere costantemente applicato durante la scalata, cioè lo scrollare le braccia alternativamente mentre si scala, anche senza una sosta vera e propria. Questa tecnica, se applicata, da i suoi benefici anche se apparentemente le prime volte facciamo fatica a riconoscerli. Ci si deve “obbligare” a scrollare le braccia anche senza apparente bisogno, anticipando il formarsi dell’acido lattico ed il pervenire della stanchezza.

 

 

Quando effettuare i resting:

Più spesso possibile. Sembra banale ma è così, più ci riposiamo e più diamo al nostro corpo la possibilità di recuperare. Per farlo è indispensabile effettuare da terra una buona lettura della via, individuando quello che ci sembra possa essere un buon punto per il resting (se poi ci siamo sbagliati, ne cercheremo un altro).

Riconoscere quello che per noi è un buon riposo non è così facile come può sembrare e ci vuole un po’ di tempo per imparare a riconoscere se il punto che abbiamo scelto è veramente un resting salutare per il nostro fisico o se invece lo abbiamo scelto per ragioni di tranquillità mentale. Un elemento di misurazione fondamentale è il recupero di un respiro regolare, se non avete raggiunto una respirazione fluida, probabilmente non avete effettuato un buon resting.

 

Fino ad ora abbiamo parlato di resting dando per scontato che la parte del corpo che ne ha più bisogno siano gli avambracci. Chiunque scali, su qualsiasi grado, impara presto a conoscere la “ghisa” e l’irrigidimento di questa parte del corpo, ma oltre alla “ghisa” degli avambracci c’è un altro fenomeno da non sottovalutare: la stanchezza delle gambe.

Questa può manifestarsi con una perdita di forza dei polpacci che si tramuta in tremolio tale da meritarsi due appellativi (li avevate mai sentiti?)

  • Ti è venuta la Gamba di Elvis! (non necessita spiegazioni)
  • Il piede da Singer (macchina da cucire)

Non è facile trovare la giusta combinazione mani/piedi per far riposare entrambi, sempre che non si tratti di un riposo totale o di un incastro.

incastro

sfalsata

Una buona posizione è la così detta posizione sfalsata, in cui ci si può “sedere” sulla gamba piegata, senza necessariamente appoggiare quella distesa. Anche le gambe, al pari delle braccia, possono essere fatte “sghisare”, scrollandole tra un movimento e l’altro.

 

Capire quando e come riposare al meglio non è cosa del tutto facile. Se l’ambiente di roccia offre riposi naturali facilmente riconoscibili come cenge, terrazze, pulpiti, la plastica è fatta per essere “esplosiva” e continua, per cui in palestra è importante forzarsi a cercare ed applicare i resting. Un po’ alla volta avrete imparato ad ascoltare i segnali che provengono dal vostro corpo, riuscendo a riconoscere i giusti resting.

La vostra scalata ne beneficerà, dandovi l’opportunità di chiudere quei progetti che prima sembravano impossibili, solo perché ad un certo punto eravate costretti a mollare per la stanchezza.

Buon riposo.