{"id":61838,"date":"2025-09-18T07:00:23","date_gmt":"2025-09-18T05:00:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sestogrado.it\/?p=61838"},"modified":"2025-09-18T07:38:14","modified_gmt":"2025-09-18T05:38:14","slug":"lultima-grande-impresa-di-walter-bonatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sestogrado.it\/it\/lultima-grande-impresa-di-walter-bonatti\/","title":{"rendered":"L\u2019ultima grande impresa di Walter Bonatti"},"content":{"rendered":"<p>La sera del 20 febbraio 1965, intorno alle 19.30, l\u2019alpinista Walter Bonatti era appollaiato in un precario bivacco sulla parete Nord del Cervino, a quasi 4.000 metri d\u2019altezza. A Zermatt, il paese svizzero alle pendici di una delle montagne pi\u00f9 celebri e iconiche delle Alpi, oltre duemila metri pi\u00f9 in basso, una luce si accese per chiedere aggiornamenti.<\/p>\n<p>Bonatti era da solo, esposto alle freddissime temperature dell\u2019inverno in alta montagna. Spar\u00f2 prima un razzo bianco, poi uno verde; prese il terzo che aveva con s\u00e9, rosso, e lo gett\u00f2 gi\u00f9 dalla parete. Non gli serviva pi\u00f9: era quello con cui avrebbe dovuto segnalare la sua intenzione di ritirarsi. Con i razzi che aveva sparato, invece, aveva appena annunciato agli amici che la mattina dopo avrebbe superato il punto oltre il quale non era pi\u00f9 possibile tornare indietro se non dopo aver concluso la sua ultima, ambiziosissima scalata: <strong>la prima in solitaria invernale sulla Nord del Cervino<\/strong>, su una via mai percorsa prima che attraversava la parete quasi in linea retta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid wp-image-61842 size-large alignnone\" src=\"https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-904x1024.jpeg\" alt=\"bonatti cervino\" width=\"904\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-904x1024.jpeg 904w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-750x850.jpeg 750w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-265x300.jpeg 265w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-768x870.jpeg 768w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-635x720.jpeg 635w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-71x80.jpeg 71w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-53x60.jpeg 53w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09-79x90.jpeg 79w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/WhatsApp-Image-2020-02-21-at-09.27.09.jpeg 1103w\" sizes=\"(max-width: 904px) 100vw, 904px\" \/><\/p>\n<p>Due giorni dopo, il <strong>22 febbraio 1965<\/strong>, Bonatti avrebbe raggiunto la croce in vetta al Cervino portando a termine la sua ultima, spettacolare impresa nell\u2019alpinismo estremo, dopo vent\u2019anni in cui ne aveva spostato avanti i limiti e le possibilit\u00e0, come pochissimi altri prima e dopo di lui. Si ritir\u00f2 dalle scalate, dopo essere stato ostracizzato dall\u2019alpinismo istituzionale e criticato dai giornali, per dedicarsi ai reportage d\u2019avventura e di esplorazione che riempirono la seconda parte della sua vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1965 Bonatti aveva 35 anni, un\u2019et\u00e0 in cui, soprattutto all\u2019epoca, un alpinista era ancora nel pieno delle sue possibilit\u00e0. Era nato a Bergamo ed era stato fin da giovanissimo un promettente ginnasta con la passione per la montagna. Le sue prime scalate le fece alla fine degli anni Quaranta, raggiungendo le pareti delle Alpi lombarde la domenica mattina dopo il turno di notte allo stabilimento siderurgico milanese della Falck. Presto si spost\u00f2 nel massiccio del Monte Bianco, portando a termine nel 1951 la prima ascensione del <strong>Grand Capucin<\/strong>, un pilastro di roccia appoggiato al Mont Blanc du Tacul, dopo diversi tentativi falliti per il maltempo. Il grande alpinista\u00a0Gaston R\u00e9buffat la defin\u00ec \u00abla pi\u00f9 grande impresa su roccia realizzata fino ad oggi\u00bb.<\/p>\n<p>Nel 1954 venne scelto per far parte della spedizione italiana al K2, nel Karakorum pakistano, la seconda montagna pi\u00f9 alta del mondo e considerata tra le pi\u00f9 pericolose e difficili da scalare.<\/p>\n<p>Quella spedizione, conclusa con successo ma andata in realt\u00e0 terribilmente storta, fu il grande punto di svolta nella carriera di Bonatti, ma pi\u00f9 in generale della sua vita. Nessuno aveva mai salito il K2, e il Club Alpino Italiano,\u00a0l\u2019Istituto Geografico Militare e il governo volevano ottenere il prestigioso primato, che avrebbe dato lustro all\u2019Italia nel mondo. I due alpinisti designati per raggiungere la vetta erano gli esperti ed affermati alpinisti Achille Compagnoni\u00a0e\u00a0Lino Lacedelli, ma il pi\u00f9 forte era evidentemente il giovane Bonatti, la cui prestanza fisica e ambizione erano viste con sospetto dai capi della spedizione.<\/p>\n<p>Oggetto di infinite polemiche, la verit\u00e0 su quello che successe, e sulle gravi colpe di Lacedelli e Compagnoni che avevano messo gravemente in pericolo la vita di Bonatti e\u00a0Mahdi, sarebbe emersa solo tra gli anni Novanta e Duemila, quando diverse inchieste, alcune commissionate infine dal CAI, fecero chiarezza confermando la versione di Bonatti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1965 Bonatti <strong>si convinse che avrebbe smesso con l\u2019alpinismo estremo<\/strong>. Era ormai logorato dall\u2019attenzione e dai frequenti attacchi della stampa, e gli fu offerta la possibilit\u00e0 di esplorare il mondo scrivendo reportage per la rivista\u00a0<em>Epoca<\/em>, cosa in cui sarebbe stato molto apprezzato \u2013 aveva anche un particolare talento per la scrittura \u2013 e che avrebbe riempito il resto della sua vita.<\/p>\n<p>Nonostante avesse gi\u00e0 fissato un viaggio in Nord America per la primavera, Bonatti non resistette alla tentazione di salutare l\u2019alpinismo con un\u2019ultima, grande scalata delle sue. \u00abHo deciso, contravvenendo alle mie promesse, aprir\u00f2 una parentesi e la richiuder\u00f2 subito dopo senza rimpianti. Tenter\u00f2 dunque la nuova via sulla parete Nord, e sar\u00e0 necessariamente d\u2019inverno: quest\u2019estate un oceano mi separer\u00e0 dal Cervino\u00bb.<\/p>\n<p>Il 1965 era il centesimo anniversario della\u00a0prima, storica ascesa del Cervino, realizzata da sette alpinisti guidati dall\u2019inglese Edward Whymper e dal francese Michel Croz in quella che fu contemporaneamente\u00a0l\u2019ultima grande impresa dell\u2019epoca della conquista delle Alpi e la prima grande tragedia dell\u2019alpinismo. Quattro membri di quella spedizione del 1865, infatti, morirono durante la discesa precipitando dalla\u00a0cresta dell\u2019H\u00f6rnli, dopo aver battuto di un giorno, in una serrata competizione, la spedizione italiana di\u00a0Jean-Antoine Carrel\u00a0che stava salendo dal versante opposto.<\/p>\n<p>Ma se la via di Whymper \u00e8 una scoscesa cresta percorsa oggi da decine di persone al giorno nei mesi estivi, la Nord \u00e8 tutt\u2019altra storia. \u00c8 una parete di roccia e ghiaccio ripida e sempre in ombra, una delle \u201ctre grandi pareti Nord\u201d delle Alpi, insieme a quelle dell\u2019Eiger e delle Grand Jorasses, che fu scalata soltanto nel 1931. Da allora era stata ripetuta poche volte, e soltanto una d\u2019inverno, quando le condizioni di salita sono estremamente pi\u00f9 difficili e pericolose per il freddo, l\u2019imprevedibilit\u00e0 del meteo e il maggiore pericolo di frane e valanghe. Ci erano riusciti nel 1963 i due fratelli svizzeri\u00a0Franz e Toni Schmid in una grande ascesa, passando per\u00f2 per una via meno diretta rispetto a quella scelta da Bonatti, che aggirava gli ostacoli pi\u00f9 complessi.<\/p>\n<p>Bonatti ci prov\u00f2 una prima volta il 10 febbraio, insieme a dei compagni, ma dovette rinunciare per una tempesta che li sorprese in mezzo alla parete facendoli rischiare grosso per una notte intera e costringendoli a ritirarsi in fretta la mattina dopo. Gli altri lo lasciarono solo a Zermatt, dovendo tornare ai propri lavori, e Bonatti arrabbiato minacci\u00f2 di fare la scalata da solo. Quella che all\u2019inizio era pi\u00f9 che altro una provocazione, per\u00f2, lo convinse sempre di pi\u00f9 nei giorni successivi fino a sembrargli la cosa pi\u00f9 ovvia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Salire da soli una parete alpina significa autoassicurarsi<\/strong>, con varie tecniche perfezionate nel tempo: ai tempi di Bonatti quella pi\u00f9 sicura \u2013 relativamente \u2013 prevedeva sostanzialmente di allestire un ancoraggio con dei chiodi, salire per la lunghezza della corda (pi\u00f9 o meno quaranta metri) fissando qualche altro precario chiodo alla parete per proteggersi dalle eventuali cadute, e allestire una seconda sosta pi\u00f9 in alto. A questo punto, ci si calava fino alla sosta precedente, si recuperava l\u2019attrezzatura e si saliva di nuovo, rimuovendo i chiodi per poterli riutilizzare.<\/p>\n<p>Significava, in pratica, <strong>percorrere la parete due volte in salita e una in discesa<\/strong>, quindi impiegando moltissimo tempo.\u00a0Nonostante si fosse tecnicamente legati, quando si andava in solitaria ai tempi di Bonatti era preferibile non cadere mai, per evitare di verificare la precaria tenuta degli ancoraggi.<\/p>\n<p>A questo poi si aggiungeva un\u2019attrezzatura pesante e rudimentale, e una tecnica di progressione macchinosa che sarebbe stata rivoluzionata pochi anni pi\u00f9 tardi dall\u2019invenzione della \u201c<a href=\"https:\/\/www.sestogrado.it\/it\/piolet-traction-cose-si-esegue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">piolet-traction<\/a>\u201d, grazie all\u2019introduzione delle punte frontali sui ramponi. Ai tempi di Bonatti, invece, i ramponi avevano le punte solo sotto e si usava una sola piccozza, procedendo tenendo il fianco rivolto verso la parete e dovendo scavare spesso dei gradini per superare le parti pi\u00f9 ripide, un\u2019operazione estenuante e macchinosa.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid wp-image-61843 alignnone\" src=\"https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download.jpg\" alt=\"bonatti cervino\" width=\"366\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download.jpg 186w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download-55x80.jpg 55w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download-41x60.jpg 41w, https:\/\/www.sestogrado.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/download-62x90.jpg 62w\" sizes=\"(max-width: 366px) 100vw, 366px\" \/><\/p>\n<p>Il 18 febbraio Bonatti si fece accompagnare fino alle pendici della parete Nord del Cervino da alcuni amici, per simulare una semplice gita ed evitare di attirare le attenzioni di chi, tra giornalisti e alpinisti, osservava da vicino i suoi spostamenti. Arrivato al momento di attaccare la via, raccont\u00f2 nel suo libro\u00a0<em>I giorni grandi<\/em>, fu preso da una grossa crisi emotiva che lo port\u00f2 diverse volte a decidere di rinunciare, salvo poi cambiare idea all\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Il primo giorno di scalata procedette rapido e senza intoppi: Bonatti raccont\u00f2 che non sentiva la fatica e che and\u00f2 di buona lena fino al calare del buio. Dopo la seconda notte di bivacco in parete, prosegu\u00ec la scalata superando il delicatissimo passaggio della <strong>Traversata degli Angeli<\/strong>, un tratto di 120 metri di rocce lisce e ripide da percorrere in orizzontale per poter aggirare un enorme strapiombo impossibile da salire direttamente. Pass\u00f2 cos\u00ec la terza notte in parete, mangiando le poche provviste che aveva con s\u00e9 e di cui man mano si liberava buttandole dalla parete per ridurre il peso dello zaino. Ogni notte, raccont\u00f2, era sempre pi\u00f9 tormentato dalla solitudine, dalle preoccupazioni, e dalla consapevolezza che sarebbe stata la sua ultima volta in un ambiente simile.<\/p>\n<p>Il 21 febbraio Bonatti super\u00f2 gli strapiombi della Nord, impossibili da percorrere calandosi in discesa: per tornare indietro, a questo punto, doveva per forza arrivare in cima, e scendere dalla via normale. \u00abSto sfiorando i limiti oltre i quali si sconfina nell\u2019impossibile. Mi sento talmente fuori dal mondo che quando penso a qualcosa di bello e umano, vengo afferrato dall\u2019emozione\u00bb.<\/p>\n<p>Allest\u00ec il suo quarto bivacco in cui avrebbe trascorso l\u2019ultima notte in parete, con 30 gradi sotto zero, seduto su un gradino di roccia di 30 centimetri con i piedi a penzoloni, senza praticamente dormire. La mattina dopo, mentre intorno a lui volavano gli aerei di chi aveva ormai saputo del suo tentativo e voleva vederlo da vicino, attacc\u00f2 la parete per l\u2019ultimo tratto della scalata, superando uno strapiombo di 30 metri e proseguendo poi dritto verso la cima. Verso mezzogiorno sent\u00ec delle voci, che scopr\u00ec poi dopo appartenere a due guide alpine che avevano salito la via normale per raddrizzare in suo onore la croce di vetta, divelta poche notti prima da una tempesta. Nel primo pomeriggio del 22 febbraio, Bonatti si affacci\u00f2 in cima e la vide riflettere i raggi del sole qualche decina di metri pi\u00f9 in alto, ormai fuori dai pericoli della parete Nord che aveva superato da solo.<\/p>\n<p>Da allora la via Bonatti \u00e8 stata ripetuta poche decine di volte: pochissime per una via della sua fama, a conferma della sua difficolt\u00e0 e della portata della salita di Bonatti, in solitaria invernale e prima della nascita della tecnica della\u00a0<em>piolet-traction<\/em>, che avrebbe reso pi\u00f9 veloce salire le vie di ghiaccio pi\u00f9 ripide.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima in solitaria invernale sulla Nord del Cervino<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":61841,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[],"class_list":["post-61838","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-libro-di-vetta"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L\u2019ultima grande impresa di Walter Bonatti - Sestogrado<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La prima in solitaria invernale sulla Nord del Cervino. 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